I Popoli italici dell'Italia preromana
di Enio Pecchioni


Prima che Roma imponesse la sua completa uniformità politica sulla nostra penisola, l’Italia era un groviglio di popolazioni diverse ma con molti punti in comune. Esse hanno lasciato tracce indelebili nel nostro DNA e nella nostra cultura.

Secondo antiche testimonianze prima dell’arrivo dei Greci, nell’estremo meridione (in particolare in Calabria) visse il popolo degli Itali. Questi presero il nome da un eroe mitico, il re Italo che avrebbe regnato con grande saggezza sull’Italia meridionale; da lui, in seguito, sarebbe derivato il nome ITALIA.Altre tradizioni si richiamavano alla parola Vitulus, “vitello”. Una leggenda narra che, mentre Eracle riportava a Gerone la sua mandria attraverso il territorio italico, era fuggito un vitello; saputo che nella lingua locale quel capo di bestiame portava il nome di “vitulus”, l’eroe dette il nome di Vitelli a quel popolo e di VITALIA a tutta la regione meridionale della penisola.

Invece, i coloni greci che erano venuti in Italia nel secolo VIII a.C. denominarono ENOTRIA (dal popolo indigeno degli Enotri) la parte  meridionale della penisola italica, dove fondarono le loro città.In seguito, erano denominati Italici i popoli che abitavano l’Italia centro-meridionale, ad eccezione dei Messapi e Japigi della Puglia, degli Etruschi e dei Coloni Greci (Italioti) della Magna Grecia.
Il nome fu assunto anche dai popoli della Lega che nel 90-89 a.C. combattè contro Roma (la “Guerra Sociale”). L’antica Corfinio (presso Sulmona), capitale della lega, fu ribattezzata Italica, ed ebbe due consoli (il marso Poppedio Silone e il sannita Papio Mutilo). Essa possedette  zecca propria con  incisa la parola Italia nelle monete.

Italici sono detti i popoli, di stirpe indoeuropea, stabilitisi nella penisola sin da età preistoriche, parlanti dialetti affini al latino o ad esso riuniti in un unico ceppo linguistico.I dialetti italici sono stati divisi, almeno nei secoli V-IV a.C., in alcuni grandi gruppi: il latino (Lazio, col falisco ed il siculo-sicano); l’osco (Sicilia, Sannico, Campania, Bruzio, Lucania e Piceno); l’umbro (zona tra l’Appennino e la riva sinistra del Tevere). Dialetti italici secondari appaiono quelli dei Marsi e dei Sabelli. Più ampio ancora è il numero di  alfabeti Italici, in quanto comprende anche il ligure, l'etrusco, il paleoveneto, il messapico ed altri alfabeti di dialetti non italici.

Ricerche storiografiche ed archeologiche hanno permesso di sviluppare alcune ipotesi sull’origine degli Italici e sulla loro provenienza.
L’Italia era già abitata in età paleolitica e mesolitica; su questi ceppi indigeni, in età eneolitica, si vennero a sovrapporre gli abitanti delle Terramare. Da tali popolazioni palafitticole, i cui relitti sono stati ritrovati su ammassi di terreno nero e grasso generato dai loro rifiuti, come a Castellazzo di Fontanellato e Castione dei Marchesi (Parma), si vuole vedere l’invasione di un nuovo popolo, appunto gli Italici, provenienti dal Centro Europa.
Di grande interesse è il sito di Castellazzo: un’area di più di 19 ettari di forma trapezoidale, profonda mt. 3,50, circondata da una fossa larga mt, 30 entro la quale si levava l’argine che doveva essere alto circa 2 metri. La fossa era attraversata da un ponte del quale si sono trovati i resti. L’interno dello stanziamento preistorico era diviso in “insulae” mediante un sistema di vie che s’incrociavano perpendicolarmente, due delle quali erano le principali. Le “insulae” erano quindi dei bacini chiusi nei quali erano piantati dei pali con assi che reggevano le case in legno.

C’è chi identifica gli Italici nei Protovillanoviani -Villanoviani (sempre dal Centro Europa), primi gruppi dell’età del ferro che imposero la loro civiltà poco prima del 1000 a.C.. Essi furono l’espressione dell’incipiente formazione della civiltà etrusca, ma con caratteri culturali comuni anche a molte altre aree.
Una classificazione più moderna afferma che i  “primi” Italici furono i Latino-Siculi o Protolatini, giunti in Italia verso la metà del III millennio a.C., i “secondi” detti Osco-Umbri o Umbro-Sabellici giunsero verso il 1000 a.C.

In Sicilia i primi italici si divisero in Siculi ad oriente e Sicani nella zona centrale; assorbirono o distrussero popolazioni locali non ariane, quali gli Elimi che abitavano la punta occidentale e che secondo gli scrittori greci erano profughi da Troia.
Per quanto riguarda la Sicilia bisogna ricordare che a una trentina di chilometri a Nord-Ovest di Siracusa (località Pantalica), si elevano pareti rocciose perforate ad ogni livello dalle aperture di più di cinquemila grotticelle artificiali. Sono tombe databili dal XIII all’VIII secolo a.C. Tombe scavate nella roccia, come queste di Pantalica, possono essere collegate al fenomeno del “megalitismo”, infatti nel vicino abitato sono venute alla luce le fondamenta di un edificio megalitico, un palazzo  che risale al secolo XIII a.C. e che richiama nella sua struttura i monumenti mediterranei di “Grandi Pietre” dell’Età del Bronzo (Isola di Malta, Puglia ecc.).

Popolo principale dei protoitalici del Lazio furono i Latini; altre popolazioni si stanziarono in tutta l’Italia tirrenica con nomi diversi: i Falisci (abitanti il territorio compreso tra i Monti Cimini e il Tevere), i Rutuli (sulla costa laziale, con una grossa componente di origine etrusca), i Capenati (nella valle del medio Tevere), quindi gli Enotri e gli Ausoni (della Campania, Calabria e Terra d’Otranto), i Chones (di origine epirotica nel Golfo di Taranto), i Morgeti (abitanti secondo Dionigi di Alicarnasso nella regione del Bruzio, dove in seguito doveva sorgere Reggio Calabria). 
Questi protoitalici praticavano il rito funebre dell’inumazione, rito del quale si trova traccia anche nell’Italia settentrionale. Questo fa pensare ad una loro temporanea sosta prima di trasferirsi nell’Italia centro-meridionale.

I secondi Italici, distinti nettamente dai primi in quanto praticanti il rito dell’incinerazione, giunsero in Italia in due tempi; prima, verso il 1000-900 a.C., arrivarono i popoli di parlata osca, quindi gli Umbri. Questi popoli si distinsero nettamente in Umbri, Sabini, Volsci e Sanniti (con i loro collegati Carecini, Pentri, Caudini e Irpini); dai Sanniti derivarono i Campani, i Lucani, i Frentani e i Bruzi della Calabria. Gli Osci della Campania derivarono dalla fusione dei Sanniti e degli Opici.
Popoli intermedi tra Oschi ed Umbri, a causa del loro dialetto, erano: i Vestini, stanziati nella regione a mezzogiorno del Gran Sasso, tra il corso medio dell’Aterno e il Mare Adriatico;  i Peligni dell’Abruzzo; i Marsi, stanziati nella regione del Lago Fucino con i centri di Marruvio e Alba Fucense; i Marrucini con il loro centro di Teate (Chieti) e i selvaggi e bellicosi Equi che abitavano sulle montagne fra il Lago Fucino e Rieti, nelle alte valli dell’Aniene e dell’Imelia, in posizioni strategiche da dove potevano facilmente spingersi a razziare nella pianura laziale.
Queste popolazioni sono conosciute attraverso i documenti epigrafici che permettono di interpretare i loro dialetti e quindi anche di stabilire i rapporti di origine esistenti tra loro.

Varie tradizioni conservano anche il ricordo di antiche migrazioni da un punto all’altro dell’Italia. Così i Sabini sarebbero stati una diramazione degli Umbri.
I Sabini, a causa dell’incremento demografico eccessivo, praticavano il “ver sacrum” ossia  l’esodo rituale “in primavera” di gruppi di giovani in cerca di nuove sedi. Questi giovani erano diretti da un Dio il quale inviava loro come guida un animale sacro. Per esempio, il picchio uccello sacro a Marte guidò i Picenti nel territorio dei Piceni e dei Liburni; il lupo, “hirpus”, anch’esso sacro a Marte, fu guida per gli Irpini; altri assunsero direttamente il nome della stessa divinità protettrice, come i Marsi da Marte o i Vestini da Vesta.

Il toponimo Piceno designava quella parte della penisola che corrisponde agli attuali Abruzzo e Marche. La zona era abitata da popolazioni umbro-sabelliche (i picentes veri e propri), da Asili e da Liburni (origine illirica), a tutte e tre si attribuisce l’etnonimo Piceni. I ritrovamenti archeologici in queste regioni mostrano una penetrazione di cultura protovillanoviana e villanoviana e la successiva formazione di una cultura locale originale che accolse poi elementi greci, etruschi e celtici.
Nella necropoli di Novillara, a sud di Pesaro, il rinvenimento di quattro stele figurate con iscrizioni  rivela l’uso di una lingua non italica e tuttora di difficile inserimento.
Nell’Italia preromana bisogna ricordare anche la cultura di Golasecca del Ticino inserita fin dal IX secolo a.C. nel processo di formazione dell’etnia celtica, dunque prima delle spedizioni militari dei Celti contro Roma  (IV secolo a.C.).
Quest’area era abitata inizialmente dai Leponzi (nella val d’Ossola e Canton Ticino); Orobi (fra Como e Bergamo); Insubri a Milano, Levi e Marici intorno a Pavia.
Quando i Romani decisero di occupare la Gallia Cisalpina si scontrarono con varie tribù fra le quali i Salassi, di origine celto-ligure, stanziati nella valle della Dora Baltea che furono definitivamente sottomessi da Aulo Terenzio Claudio Pulcro nel 25 a.C., il cui accampamento diventò la colonia romana Augusta Pretoria (l’attuale Aosta).

I Reti abitarono l’area alpina centro-orientale, mentre gli Euganei vissero nell’area compresa fra la Valcamonica, la Valtellina e le Giudicarie, dove sono diffusi elementi culturali specifici, fra cui le incisioni camune e le iscrizioni in alfabeto di Sondrio o camuno. I Veneti o Cultura d’Este, sviluppata nel Triveneto fino all’Istria  (Draguccio), ci hanno lasciato vasi decorati a strisce alterne di rosso e nero e delle situle bronzee (secchielli) che troveranno estimatori e acquirenti non solo nel mondo celtico della Pianura Padana ma arriveranno in buona parte dell’Europa centrale.

I Liguri che abitavano un vasto territorio dell’Italia nord-occidentale fino a Pisa e l’Appennino settentrionale con il Casentino, erano un mosaico di diverse popolazioni di difficile inquadramento etnico. Sicuramente non erano indoeuropei anche se in seguito subirono fortemente l’influenza celtica, tanto che spesso si usa la definizione di celto-liguri (esempio i Taurini del Piemonte).

La Puglia era abitata da popolazioni Illiriche provenienti dalla penisola balcanica che avevano attraversato l’Adriatico in epoca preistorica: i Dauni, i Peucezi, i Messapi, per loro valeva il nome collettivo di Iapigi. Già in epoca micenea (II millennio a.C.) vi erano intensi rapporti fra la costa pugliese e la Grecia tanto che di provenienza greca sono l’alfabeto delle iscrizioni messapiche (conosciamo i nomi di alcuni antichi re: Opis, Artas ecc.) e molti elementi della loro cultura artistica.

Un discorso a parte meriterebbe la Sardegna degli antichi Sardi, che ci hanno lasciato imponenti tracce di quella che fu la loro civiltà e la loro organizzazione sociale.

Enio Luigi Pecchioni















 

     

 

alcuni dei nostri documentari dedicati ai Popoli Italici:

 

 

                                                                    
torna al blog | torna al catalogo | altri testi