La Contessa Matilde di Toscana
Tra Papato e Impero, durante le lotte per le Investituredi Enio Pecchioni
Dopo il disfacimento dell’Impero Carolingio (887 d.C), si costituì nella penisola il Regno Italico, che abbracciava gran parte della vecchia Italia Longobarda.
Questo regno fu continuamente agitato dalle turbolenze e dalle rivalità dei signori feudali, fra i quali primeggiavano i Marchesi d’Ivrea, del Friuli, di Toscana e i Duchi di Spoleto.
Eletto dai Grandi, il re prendeva la corona ferrea a Pavia. La sua autorità era purtroppo soggetta ai mutevoli interessi e umori dei maggiori feudali, sempre pronti a deporlo e a far guerra per impadronirsi della corona. Tutti gli sforzi che fece il Regno per darsi un assetto ordinato, riuscirono vani. La sua indipendenza durò solamente settant’anni.
Il primo re fu Berengario, marchese del Friuli nell’888; l’ultimo un altro Berengario, marchese d’Ivrea che terminò nel 962.
I delitti e le violenze di quest’ultimo sollevarono contro di lui gli altri feudatari e lo stesso Papa.Durante queste lotte, Adelaide, vedova di re Lotario, (regina d’Italia, imperatrice e poi santa) fu catturata da Berengario e imprigionata in una rocca sulle rive del lago di Garda. Da qui ella fuggì e si mise sotto la protezione di Adelardo, Vescovo di Reggio Emilia, il quale la affidò a Adalberto Atto, Signore di Canossa.
Adalberto Atto si prodigò in favore del matrimonio di Adelaide con Ottone I il Grande, re di Germania, incoronato imperatore nel 962 da Papa Giovanni XII. Grazie alla sua abilità, Adalberto diventò conte di Reggio e Modena, poi di Mantova, estendendo la sua influenza fino a Brescia. Dopo la sua morte, nel 988, gli successe il figlio Tedaldo, il quale consolidata l’eredità, allargò i suoi confini fino al Po.
A Tedaldo successe, verso il 1010, il figlio Bonifacio, che unì la sua fortuna a quella dell’imperatore Corrado II e ne fu ricompensato con la Marca di Toscana.
Bonifacio fece di Mantova il centro del suo dominio, vi stabilì il suo “palatium” ornato di leoni di marmo a testimonianza della sua forza e della sua potenza.
Fu così che Bonifacio sposò in seconde nozze Beatrice di Lorena.Questa unione vincolò ancora di più i Canossa agli affari germanici. Nel 1039 a Corrado II gli successe il figlio Enrico III, che voleva riprendere il potere imperiale in Italia. I Canossa, ormai in contrasto con il partito imperiale rappresentavano una delle principali potenze da contenere e da indebolire. Nel 1052 durante una battuta di caccia vicino a Mantova, Bonifacio fu assassinato, ucciso dalla freccia traditrice di uno sconosciuto il cui braccio era stato armato dall’imperatore.
Bonifacio lasciava tre figli minorenni: un maschio, Federico – in suo nome governò la madre Beatrice – e due figlie. Una di queste era MATILDE nata nel 1046.
Federico e l’altra figlia morirono in circostanze misteriose nel 1053. Matilde divenne così, a sette anni, l’erede dei Canossa e fu lei a portare al culmine il loro potere e il loro prestigio. Nelle vicissitudini di Matilde e della sua casata si riassume e riflette esemplarmente tutta l’anarchia dell’Italia feudale.* * *
Le città della Toscana che sotto il Marchese Ugo avevano goduto di notevole autonomia sviluppandosi nei lavori artigianali e nei commerci, sotto Bonifacio se la videro annullata.
Fu così che la vedova Beatrice, alla quale il marito aveva lasciato in eredità “terre e castelli” in quantità, ma anche innumerevoli nemici con il clero in subbuglio e le città in rivolta, cercò un nuovo protettore sposando, senza il consenso dell’imperatore, il compaesano Goffredo il Barbuto (1) che purtroppo per il suo modo di vita in tutto assomigliava a quello morto.
Questo fatto costrinse l’imperatore Enrico III, furente contro i due titolari della vasta contea a scendere in Italia anche perché doveva partecipare insieme al futuro Papa Niccolò II di Borgogna, Vescovo di Firenze, al Concilio Ecumenico in questa città nel 1055 contro i simoniaci trafficanti di cose sacre e di cariche religiose per lucro.
Goffredo fuggì dall’Italia e quando l’imperatore giunse a Firenze c’erano ad attenderlo solo la contessa Beatrice con la piccola Matilde.Beatrice dovette vestire gli abiti della ribelle pentita per le vessazioni compiute sia da Bonifacio che da Goffredo ma si proclamò estranea ai fatti. L’imperatore non le credette e finito il concilio prese Beatrice e la figlia prigioniere, trascinandole con se in Germania.
L’anno dopo (1056), la posizione si rovesciò perché l’imperatore morì lasciando il futuro Enrico IV, di 6 anni, in critica posizione di successione; Beatrice e Matilde rientrarono libere in Italia e per evitare pericoli dinastici i tutori di Germania dovettero patteggiare con i grandi feudatari fra i quali riapparve anche Goffredo.
In cambio della propria sottomissione, Goffredo, si fece riconsegnare i diritti sulla Lorena e sulla Toscana, dove subito tornò ricominciando a complottare.Per la città di Firenze fu un colpo durissimo. Enrico aveva promosso Firenze “Città dell’Impero” cioè sottoposta direttamente all’imperatore e quindi sottratta al potere del conte di Toscana; ma Goffredo abolì lo statuto e il suo Visconte sostituì il Vicario Imperiale. Matilde, intanto era stata sposata al figlio del proprio patrigno, anche lui Goffredo. Per distinguerlo dal primo, venne detto Goffredo il Gobbo. Matilde fin da piccola aveva avuto tendenze mistiche e la sua aspirazione sarebbe stato il chiostro se non fosse avvenuta la morte del fratello e della sorella a condizionarla, unica erede dello smisurato feudo. Figuriamoci quale attrattiva poteva esercitare verso la giovane un marito gobbo. Infatti, anche la politica che avrebbe dovuto unire quel matrimonio dinastico, divise ancora di più gli sposi, specialmente quando il marito si dichiarò fedele all’imperatore Enrico IV, verso il quale Matilde fin dai tempi della sua “deportazione” in Germania, nutriva il più fiero disprezzo.
Il poco felice matrimonio fu sciolto dalla morte di Goffredo, fatto pugnalare a tradimento, non si seppe mai da chi. Di lì a poco, anche la madre Beatrice di Toscana morì e fu sepolta con grande onore, nella cattedrale di Lucca.
Matilde essendo senza figli rimase sola e unica erede del marchesato.Nel 1073 fu eletto papa il monaco Ildebrando di Suana col nome di Gregorio VII. Beatrice aveva ospitato e aiutato Ildebrando in varie occasioni e specialmente quando da monaco era venuto a Firenze a sostenere con Pier Damiani la causa della Riforma Cluniacense (2) e certamente non gli era nemmeno mancato l’appoggio delle Canossa per la sua elezione al soglio.
La contessa Matilde si legò al grande pontefice e fu di lui fedele sorella in spirito e in obbedienza da ingannare tutte le male lingue che non seppero comprendere le ragioni politiche di quell’unione spirituale ben assortita. D’altra parte la Chiesa doveva essere presente anche nella vita più intima di Matilde perché, quando morì Beatrice, era stato stipulato un “diploma” che se Matilde non avesse avuto eredi la contea della Toscana sarebbe passata a loro.* * *
La forza di Enrico IV, della dinastia di Franconia (3), consisteva per gran parte nell’aiuto militare e finanziario che gli recavano i Vescovi e gli Abati di Germania, da lui eletti e da lui dipendenti. Ora, in seguito al divieto fatto dal Papa Gregorio VII a lui e ai laici di nominare ecclesiastici, perdeva quell’aiuto e veniva ad essere colpito alle basi stesse della sua potenza. Egli reagì violentemente e invitò Gregorio, “non più Papa, ma falso monaco” a deporre la tiara. Gregorio replicò scomunicando l’imperatore e sciogliendo i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà. Cominciò così una lunga lotta fra Papato e Impero, la cosiddetta LOTTA PER LE INVESTITURE che sconvolse profondamente il mondo europeo. L’anatema papale provocò turbamenti fra i principi tedeschi che, invece di stringersi attorno al loro imperatore diedero segni di insofferenza verso Enrico, il quale cercò di ricucire gli strappi prodotti dal fulmine della scomunica con minacce ai ribelli e ulteriori concessioni ai fedeli.
Invece di restare lontano in attesa degli eventi, Gregorio progettò un viaggio in Germania per portare nel cuore dell’impero l’accusa contro Enrico, incitando maggiormente con la sua presenza i nobili alla ribellione (4).
Ma saputo ciò, nonostante l’inverno Enrico IV, con rapida e accorta decisione si precipitò valicando le Alpi incontro al Papa.
Gregorio da Roma era transitato per Firenze e stava proseguendo il viaggio insieme alla contessa Matilde facendo sosta nel di lei castello di Canossa sull’Appennino Reggiano.
Enrico che era già nella Val Padana, giunto ai piedi del castello non si chiese come potesse espugnare le mura alte e turrite, ma in qual modo avrebbe potuto farsi “calare il ponte levatoio”.
Vi riuscì (siamo nel 1077), deponendo le insegne imperiali, scalzandosi e indossando il saio del penitente e per le suppliche di Matilde la quale ci vide un trionfo personale, come se l’imperatore avesse chiesto perdono più a lei che a Gregorio.
Inginocchiato dinanzi al Pontefice, Enrico IV, domandò umilmente di essere riammesso nella comunione dei fedeli: In quell’atteggiamento di pentito e di sovrano umiliato, poteva apparire un vinto. In realtà costringendo il Pontefice a concedergli il perdono cadeva la scomunica e Gregorio non avrebbe più potuto continuare il suo viaggio, per scardinare l’autorità imperiale presso i Principi tedeschi.A Canossa, Enrico IV aveva abilmente bloccato ogni azione del Papa, costringendo l’avversario a una tregua che solo a lui avrebbe portato vantaggio. Ed anche in Germania dove gli avversari avevano eletto contro di lui il cognato Rodolfo di Svevia, quando rientrò riuscì facilmente a piegarlo con le armi.
La tregua di Canossa ebbe brevissima durata, la lotta fra Papato e Impero riprese più aspra di prima e nel 1080, Gregorio VII scomunicò di nuovo l’Imperatore.
L’imperatore per risposta, fece eleggere come Antipapa Liberto, Vescovo di Ravenna, con il nome di Clemente III, dal quale avrebbe ricevuto la corona imperiale.
A questo scopo, nel giorno di Pentecoste del 1081, egli si presento sotto le mura di Roma, che trovò chiuse (5).
Dopo essere stato incoronato imperatore, tolse l’assedio e risalì verso la Toscana.Fu allora che nominalmente la contessa Matilde venne spogliata di ogni titolo. La fiera donna dimostrò di rinunziare a tutto pur di mantenersi fedele alla causa della Chiesa; anche Firenze si mantenne fedele a Matilde, schierandosi con il Papa. Con questo gesto la città sull’Arno, pose il fondamento della propria fortuna politica che le avrebbe aperto la via alla libertà comunale.
Contro Firenze si scagliò l’ira dell’Imperatore. Fu così che nel Luglio del 1082, l’esercito nemico giunse sotto le mura della città che chiuse le porte si dispose alla difesa.
L’Imperatore si accampò esausto fuori delle mura in una zona detta Cafaggio. E anche qui come a Roma le cose si risolsero in breve tempo perché il grande caldo di quell’estate costrinse Enrico ad abbandonare l’assedio.Dopo la partenza del nemico, i fiorentini, esultanti attribuirono la loro vittoria all’intercessione della Madonna e costruirono sul prato di Cafaggio una cappellina a lei dedicata: che sarà poi il Santuario della SS.Annunziata dei Servi di Maria di Montesenario. Sebbene spodestata dall’imperatore, Matilde reagì coi suoi fedeli fiorentini alla forza, sconfiggendo personalmente nel 1085, un esercito imperiale a Sorbara, presso Modena.
Per quanto non avesse inclinazioni amorose, sposò in seconde nozze, a 53 anni, il principe diciannovenne Guelfo V di Baviera, non per avere un marito ma un nuovo alleato che purtroppo morì crociato subito dopo. Stando alla tradizione essa avrebbe fatto allora dono alla Chiesa (1102) dei suoi beni ma riserbandosene il godimento durante la vita. Fuori da ogni seduzione amorosa la contessa continuò a tramare contro l’imperatore mettendo gli occhi sul figlio Corrado, incoraggiandolo alla ribellione contro il padre.Corrado fu incoronato nel Duomo di Monza re d’Italia, quando ormai la vera Regina poteva considerarsi la Contessa Matilde.
Corrado fu sposato per interessi finanziari e dinastici con la figlia ancora bambina di Ruggero Re di Sicilia e “confinato” ad una vita misera e avvilente senza autorità in un borgo emiliano: Borgo S.Donnino ossia Fidenza; la sua corona valeva davvero meno del rozzo metallo in cui era intagliata.
Quando nell’estate del 1101, venne a Firenze, forse con l’intenzione di chiedere alla sua protettrice maggiore considerazione, trovò la morte a soli 28 anni.
Non mancò chi interpretò quella morte causata da un avvelenamento, ma non sembra che Matilde avesse bisogno di ricorrere ad un tale e incauto espediente per togliersi di torno Corrado che, in definitiva serviva ai suoi scopi.
Infatti fu sepolto in Santa Reparata, vicino al sepolcro di S.Zanobi, facendo di lui un eroe e quasi un santo. La suggestione esercitata da Matilde era tale da far quasi santificare coloro che erano stati suoi alleati nella lotta contro il potere imperiale.* * *
Lasciando i contrasti con l’imperatore a questo punto è importante ricordare quel periodo storico in cui la contessa Matilde e la sua stirpe furono coinvolti in uno dei più profondi mutamenti della cristianità.
Nell’XI secolo si installò un potere basato sulla protezione dei santi e il possesso dei loro corpi-relique. Citiamo soltanto il beato Apollonio, che sarebbe stato vescovo di Brescia ai tempi dell’imperatore romano, Adriano. Le sue reliquie furono fatte trasportare a Canossa, verso il 971, da Adalberto Atto, che fece costruire un nuovo tempio al quale papa Benedetto VII concesse dei privilegi e che Matilde arricchì con altri preziosi santi.
Fra i monasteri in cui i Canossa e Matilde alimentarono la devozione e dove nello stesso tempo utilizzarono il prestigio monastico, c’è quello di S.Benedetto, fondato da un avo di Matilde tra il Po e il Lirone. La contessa morì (1115) vicino a questo monastero, dove aveva chiesto di essere sepolta. Papa Urbano VIII (1635), comprando i suoi resti al monastero indebitato, li fece trasferire a Roma, a S.Pietro, in una tomba eretta dal Bernini. La lotta tra Papato e Impero si protrasse ancora a lungo sotto i successori di Gregorio VII e di Enrico IV. Infine, nel 1122, si venne a una pace di compromesso tra le due parti: pace che, dal nome della città tedesca in cui fu firmata, è conosciuta col nome di Concordato di Worms. L’imperatore rinunziava a favore della Chiesa alla nomina dei vescovi e abati, e conservava il diritto di investire il clero dei beni temporali annessi alle dignità ecclesiastiche.
La chiesa non poteva vantare una piena vittoria, anzi in Germania la concessione del beneficio feudale avrebbe preceduto la consacrazione vera e propria del vescovo. Si trattava dunque di un compromesso politico, che lasciava intatta la struttura feudale delle istituzioni del potere.
Enio Luigi Pecchioni
1) Con questo matrimonio si consolidava un enorme feudo che si estendeva al di qua e al di là dell’Appennino, in Toscana, in Emilia e in Lombardia; una specie di sbarramento sulla penisola che poteva diventare, come poi diventò, un ostacolo e baluardo contro l’impero germanico.
2) Lotta di carattere spirituale e ascetico contro la corruzione del clero nelle sue manifestazioni più gravi.
3) Frankenland, regione storica della Germania suddivisa adesso fra il Württemberg, la Baviera, il Baden, l’Assia e Assia-Nassau.
4) Infatti fece convocare un Sinodo ad Augsburg per pronunziarsi sulla definitiva decadenza di Enrico IV.5) Enrico IV costrinse Gregorio VII a rifugiarsi fra le mura di Castel S.Angelo. Il Papa fu in seguito liberato da Roberto il Guiscardo, che lo fece alloggiare a Salerno dove morì. Prima di morire Gregorio avrebbe pronunciato le celebri parole: DILEXI IUSTITIAM, ODI INIQUITATEM, PROPTEREA MORIOR IN EXILIO - amai la giustizia, odiai l’iniquità, perciò muoio in esilio -.
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