La prospettiva alchemica della creazione video
(un esempio)

 


Spesso si è sentito parlare dell’"alchimia" di certi film, cortometraggi o opere videoart.
Con questa idea, si allude al fascino specifico degli ambienti e delle situazioni audiovisive ricreate dagli artisti.
Si tratta, forse, di una soluzione romantica per arginare quella costante interrogazione che le immagini elettroniche implicano in sé; e con essa, i metodi attuati dai singoli artisti per gestirla o eluderla.
In effetti, la suddetta interrogazione, potrebbe non aver niente a che fare con il romantico. E forse dovremmo confrontarci con il suo oggetto in modo meno fantasticheggiante.
Anche nella stessa alchimia, quella storica e correttamente intesa, scopriremmo che la fantasticheria ha un ruolo non determinante.
L’arte della rigenerazione (1), che sia preistoria della chimica o psicoanalisi esoterica, sottende ad una prospettiva di ricerca seria e sincera, che ha avuto ruolo importante in Europa e nel bacino mediterraneo per molti secoli.

Ma come possiamo definire la ricerca alchemica?
Semplificando: attraverso un’attività al contempo filosofica e materiale, gli alchimisti comprendevano e gestivano l’essenza delle sostanze e dei sentimenti, per procedere poi ad un percorso di rigenerazione. Il fine di questo percorso non era sempre e solo la creazione dell’oro, ma anche una sorta di purificazione spirituale di cui l’oro è allegoria (2). Al tempo, materia ed anima non erano completamente distinguidibili, ed ogni ricerca cominciava e finiva in Dio.

Nella ricerca sul senso del fascino dell'immagine elettronica, l’Alchimia offre possibilità di tutto rispetto, nonostante i pericoli di fraintendimento (legati alla presenza di una componente metafisica che dovrebbe essere accettata solo provvisoriamente).
L’alchima, come  il video, sembra essere una sorta di “scienza basata sulle immagini”: icone, simboli e figure fantastiche popolano i trattati ermetici, ricchi di soluzioni di grande interesse simbolico ed estetico. Al di la' di queste fantasticherie, esiste però una trama esoterica di rapporti, una ricerca immaginosa ma tutt'altro che banalmente immaginaria.
Come il video, l’arte della rigenerazione sembra muoversi in un territorio di mezzo tra essenza e contingenza. L’Alchimia dà forma ad un desiderio di comprensione pratica delle realtà essenziali che stanno al fondamento del mondo e delle "cose".
Già dagli anni’70, è rintracciabile una tradizione critica che lega la videoart alle antiche pratiche. Data la disponibilità del video al lavoro iconologico, molti creatori noti e meno noti hanno subìto il fascino di quel patrimonio immaginale caratteristico dell'Alchimia occidentale.  Ma il più delle volte, questi casi artistici sono riconducibili a prospettive mondane che non hanno poi così tanto a che fare con l’indicazione di una “via alla rigenerazione” - il cuore stesso dell'esperienza alchemica - specificamente videòsa.

Ad esempio, l'artista Antonio Meucci, ha impostato i suoi video di successo come Opera al Rosso e Trans su simbolismi alchemistici. L’enigma evocato dalle sue fiction, ha affascinato il pubblico e le giurie di molti festival di cortometraggi. Ma in queste opere non si riscontra un lavoro alchemico specificamente legato al video, quanto piuttosto la ricostruzione videografica di soggetti fantastici. L'immagine elettronica e le sue caratteristiche essenziali non sono ne' il medium ne' il luogo della ricerca. La rigenerazione non avviene attraverso la ricerca sulla natura dell'immagine elettronica, ma attraverso i suoi soggetti, i quali, semmai, sono "cullati" dal fascino del video, che li attraversa così come ne avrebbe attraversati altri (per così dire, con disimpegno).

Alessandro Amaducci, critico ed artista, ha dato spazio nel suo libro Segnali Video e non solo, a spunti psicologico-archetipici (specie in relazione all'archetipo della Madre).
Lo scopo di Amaducci, nell'ambito della sua attività di ricercatore e docente, era quello d'interpretare autori accomunati dal mondo e dal sistema dell'arte. Un lavoro prezioso e di grande interesse storico-artistico. Ma non è stata valutata l'opera di questi artisti in base alla ricerca alchemica effettiva. La quale raramente, tra i suoi termini di ricerca simbolica, ha avuto l'immagine elettronica (sebbene i soggetti di queste immagini siano stati "inumiditi" dal fascino di essa).

La stessa Video&archeos (2), ha attraversato un periodo di forte contaminazione con l'immaginario alchemistico medievale. Le opere nate in quel periodo, però, sono state utilizzate quasi esclusivamente in un documentario dedicato all’Alchimia stessa. Questo le ha ridotte ad una funzione illustrativa, o vagamente metaforica, più che effettivamente operativa.
Lo scopo di tale utilizzo, ancora una volta, rispondeva ad una prospettiva mondana-sociale: quella del mercato editorial-audiovisivo.

Tra gli autori ed i critici che sembrano aver utilizzato il materiale immaginale dell’alchimia in modo per lo più estetico, potremmo ricordare molti altri.
Ad esempio, coloro che in passato hanno sostenuto che il cinema è un arte maschile, ("meccanica"), e la videoart femminile ("fluida") si sono rifatti più o meno implicitamente alle simbologie alchemiche. Da affermazioni come queste e presupposti del genere, non si è certo sviluppata una nuova "scienza della rigenerazione", ma nuovi elementi per il "mondo dell'arte". Certo, si è trattato spesso di arte eccelsa, ma comunque arte: quasi mai alchimia operativa.

Nello studio di un montatore video, anni fa, intravidi un libro dedicato all’alchimia medievale. In seguito questo videomaker mi mostrò alcune sue opere. Esse consistevano in grovigli dinamici di simboli alchemistici gettati alla rinfusa, senza un filo conduttore rigenerante, ma efficaci solo per la potenza "locale" dei singoli simboli.
Cose del genere le ho viste anche nei vj set, nei live media, nelle sigle tv e persino nelle discoteche: non solo in situazioni legate al mondo dell’arte, ma in contesti ancor più “mondani”. In molti di questi casi, l’immaginario alchemico sembra esser stato impiegato per disarticolare il pensiero lineare, accumulando piccoli enigmi e simboli dinamici. Insomma per sovvertire, forse a volte per sballare.

Mondo dell’arte, mondo del corto, mondo del cinema, mondo dell’editoria, mondo della tv, addirittura "mondo delle discoteche": stiamo parlando di episodi che, tutto sommato, non hanno molto in comune. Ma hanno forse in comune il modo tutt'altro che videoso, e per lo più estetico di sfruttare l’immaginario alchemico e psicologico-archetipico.

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L'alchimia, generalemnte, è forse utilizzata per ideare (prima) e interpretare (poi) le immagini, ma non sembra porsi definitivamente al fondamento del lavoro su queste immagini in quanto immagini elettroniche; ne’ del desiderio che anima questo lavoro.

Per esser chiari: nessuno, o quasi, ha cercato di sperimentare oggettivamente dei metodi, e di presentare seriamente dei risultati. Nessuno, ad esempio, ci ha insegnando a rigenerarci spiritualmente attraverso un lavoro sulle immagini video. E raramente si sono trovate tracce di un lavoro del genere nelle opere.
Addirittura: nessuno ci ha insegnato qualcosa come il meditare con le immagini. Ma in molti, senza farsi troppi problemi, hanno "scomodato" ed evocato i ministri di questa rigenerazione all'interno dei propri video.

Così gli obiettivi della ricerca si sono tinti di Io, cioè delle necessità mondane della nostra immagine sociale. E si sono riferite automaticamente alla ricerca di conferme “esterne”, nell'al di qua dell'immagine (3) piuttosto che alla ricerca di un confronto con il nucleo del fascino dell’immagine elettronica.
Tutto questo ovviamente è comprensibile e generalmente giusto: non c’è un esserci, senza mondo. Non c'è niente di male ad essere mondani. E se esistesse un "mondo della ricerca alchemica", esso sarebbe mondano comunque. Ma resta il fatto: ben pochi hanno provato ad utilizzare l’alchimia per "purificare le contingenze" (del video ed in video); per aprire una questione sulla struttura del mondo in quanto tale, sulle radici del nostro essere e delle immagini a noi connesse. Ben pochi hanno indagato l'immaginosità, misteriosa comunione ontologica tra l'ente e la sua immagine, trasformandola in videosità.
Così, un incontro realmente operativo (e se vogliamo, ortodosso) tra videoart e alchimia non sembra esserci  mai stato. O quasi. (4)

Ma cos'è, o cosa dovrebbe essere, la videoart?
In breve: video-art è fare-arte-con-il-video, e questo significa lavorare attraverso la natura peculiare del video per esprimersi artisticamente. Realizzare un soggetto alchemico con la tecnologia video, non significa attraversare questa natura peculiare: un soggetto esiste al di la’ del video, e non fa parte dei suoi caratteri specifici.
L’alchimia, in generale, non è stata applicata, ad esempio, al lavoro sui pixel, sui valori rgb, sulle proprietà basilari delle immagini, sui drop-out o su quant’altro risponda alla natura del video. Certo, qualcuno ha provato a fare arte con questi elementi. Ma nessuno, per così dire, ha cercato di purificare un pixel in cerca di qualcosa come un oro filosofale. Nessuno ha fatto sistematicamente ricerca alchemica, ne' ha presentato resoconti esaustivi su tale ricerca (almeno che io sappia, almeno non in Italia).

Bill Viola ha portato le sue installazioni nelle chiese (5) e le ha sviluppate a partire da iconografie cristiane che implicano un "alchimia spirituale". Ma non si ha testimonianza di casi in cui, le immagini video, siano state utilizzate ufficialmente nell'ambito di liturgie eucaristiche o comunque religiose (6). Perchè, quest'idea, solo a pensarla ci sembra così bizzarra?

Un altro artista di grande fama, Nam June Paijk, ha mostrato un  Budda che medita davanti ad un televisore. Ma dopo quest’opera, senz’altro geniale, non è stata sviluppata la possibilità di realizzare una connessione a sé stessi attraverso la fruizione d’immagini elettroniche. L'opera è stata interpretata subito come metafora di una certa problematica sociale e attuale: ancora una prospettiva tutto sommato "mondana".

Insistiamo con questa domanda apparentemente bizzarra: Perchè no? Perchè qualcosa come Dio non potrebbe manifestarsi in un'immagine video, magari in movimento, addirittura in un mandalistico loop? esso non è forse ovunque, e le icone solo dei medium?
Questo dubbio, apparentemente fuori-luogo, tradisce la struttura di una differenza. E l'esser fuori-luogo esiste solo perchè ancora stiamo misurando la nostra ricerca da una prospettiva troppo mondana.
Sia chiaro: con queste bizzarre interrogazioni, non vogliamo proporci di pregare o meditare con le immagini elettroniche. Ma le risposte possibili a questa domanda, sono convinto potrebbero darci elementi utili sull'essenza dell'immagine elettronica. Questo domandeggiare, è da intendersi come una evidenziazione, una provocazione, una gonfiatura del problema a fini di ricerca.
Così, se riportiamo la domanda “Perchè Dio non potrebbe manifestarsi in un immagine video?” ad una dimensione maggiormente oggettiva, allora potrebbe venir fuori una domanda come questa: perché non possiamo realizzare lucidamente una connessione con le profondità del nostro essere, attraverso una fruizione o manipolazione dell’immagine elettronica strutturata appositamente per questa necessità?
E’ evidente che quello su cui dovremmo interrogarci, sono i concetti stessi di essere, di profondità, di fruizione (visione), di manipolazione (montaggio), sempre e solo nel loro rapportarsi alla videosità.

Come dicevo, la prospettiva alchemica è solo una tra quelle che possono aiutarci a superare la mera utilità mondana del video, nell'interpretare l'immagine come testimone di una qualche essenzialità o per lo meno di una profondità, e trovare una giustificazione all’impressione ancora vaga del suo fascino.
Lasciamo perdere, almeno per ora, questa prospettiva alchemica, che non è mai priva di una certa dose di fantasticheria metafisica. E, tenendo presente i dubbi evidenziati, riprendiamo una ricerca oggettiva.

 

Note
1) Così viene definita l'Alchimia in importanti testi quali, appunto "L'Alchimia - introduzione all'arte della rigenerazione" di Antoine Faivre e Frederick Tristan.
2) Il sottoscritto, al tempo, era impegnato in prima linea con Video&Archeos nell'ambito di tali ricerche "alchemistiche".
3) Per il concetto di al di qua dell'immagine, riferisco al testo d'Introduzione di Videosità.
4) Affermo questo nel sincero apprezzamento del lavoro degli autori sopra nominati. Gli stessi, ne sono convinto, comprenderebbero l’intenzione di andare oltre.
5) Mi riferisco in particolare a The Greetings, ospitato proprio in una Chiesa, a Carmignano (PO).
6) Se fosse avvenuto, allora sarebbe avvenuto in casi isolati, balzati alle cronache per ragioni mondane o addirittura di "gossip". Ad esempio, perché l’evento creava un “caso” all’interno del "mondo" stesso dell’arte. Oppure, potremmo riferire a situazioni ben lungi dall’ambito occidentale nel quale muove questa ricerca, e che ci giungono come esotici frammenti di una cultura a noi poco comprensibile (si pensi alla confusione che, nelle province dell’India, si è sviluppata tra le attrici dei videoclip di Boolliwood e le icone della tradizione religiosa).

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